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Zolfo, le misure di sicurezza per Tempa Rossa

Luglio 2013

Un odore che capita spesso di sentire spesso. Ad esempio nelle vicinanze di una sorgente di acque termali. Oppure nelle vicinanze di una palude o di un pozzo di estrazione del petrolio. È l’odore che emana lo zolfo, normalmente inodore, quando si lega con l’idrogeno formando l’idrogeno solforato (H2S), così come i mercaptani. In natura è piuttosto comune, perché è il risultato della decomposizione delle proteine animali o vegetali contenenti zolfo da parte dei batteri. Ma, come detto, è anche un sottoprodotto di alcuni processi industriali.

Ambiente sicuro

La presenza comune di questo gas nell’ambiente che ci circonda non deve, però, far scendere la soglia di sicurezza. Si parla pur sempre di un composto tossico, che se inalato in alte concentrazioni può arrecare gravi danni, fi no a conseguenze letali. Eventi estremi, certamente, ma tali da porre molta attenzione alla pericolosità di questo gas e a spingerci ad attivare efficaci misure di sicurezza, in particolar modo negli impianti industriali.

Progettazione, primo passo per la sicurezza

Parlando di impianti industriali, la prima barriera di sicurezza si innalza già nella progettazione di questi ultimi. Fin dallo sviluppo dei progetti tecnici, sono determinate le misure più idonee di mitigazione del rischio, come il corretto posizionamento degli impianti, la scelta dei materiali utilizzati e la verifica della loro compatibilità con i fluidi potenzialmente ricchi di idrogeno solforato controllando, nello specifico, la loro resistenza alla corrosione. Il secondo livello d’azione è la specifica formazione richiesta da Total a tutti coloro che possono entrare in contatto con questo composto. Sapere come agire, saper utilizzare le attrezzature adatte (come le maschere individuali con l’ossigeno), saper intervenire per la risoluzione del problema anche imparando a leggere le informazioni dell’ambiente circostante sono passaggi essenziali per gestire il rischio.

Operaio TotalSicurezza tecnologica

La formazione al riconoscimento del rischio, da sola, però, non basta e una tecnologia semplice e ben collaudata può garantire un ulteriore livello di sicurezza. Posizionando dei sensori elettronici a distanze variabili e in zone chiave dell’impianto, cosa fatta anche a Tempa Rossa, è possibile creare una rete di “nasi artificiali” pronti a dare l’allarme e a far scattare le misure di sicurezza e l’intervento del personale specializzato. Ma non è tutto, perché con questo gas è meglio non allentare mai la vigilanza.

Controlli ed esercitazioni per la sicurezza

In quest’ottica si aggiungono due ulteriori tasselli di prevenzione e sicurezza: i controlli periodici e le esercitazioni di emergenza. La quotidiana manutenzione e la costante verifica delle apparecchiature, delle tubazioni, dei depositi è la mossa decisiva per abbassare ulteriormente la soglia di rischio. Come pure l’esercitarsi nel gestire questo gas, anche quando il rischio non c’è. Simularne la presenza e i conseguenti interventi di sicurezza consente di tenere sempre alta la soglia di attenzione di tutti gli operatori ed analizzare eventuali miglioramenti nella gestione delle emergenze. Il nemico ora è accerchiato, cinque barriere sono state erette e l’attenzione è ai massimi livelli. Perché con la sicurezza non si scherza. Mai

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