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Tempa Rossa, gestione dei fanghi per operare in sicurezza

Ottobre 2013

Scavare un pozzo petrolifero non è come scavare una buca. Premessa ovvia, addirittura lapalissiana, ma spesso non ci si sofferma a pensare a cosa voglia dire perforare le profondità della Terra per migliaia di metri. Si tratta di un processo lungo e complicato. Scendendo si incontrerà sia terra che roccia, e la roccia sarà diversa per composizione e conformazione, a volte compatta a volte fratturata, a volte più dura altre più tenera. Riflettendo sulle difficoltà di una perforazione, è lecito porsi alcune domande: è un processo sicuro? Cosa avviene dei materiali di risulta di uno scavo profondo migliaia di metri? La soluzione sembra immediata: si fa la raccolta differenziata! Risposta vera, anche se un po’ semplicistica. I pozzi di Tempa Rossa, anche in questo caso, saranno utilissimi per capire come avviene lo scavo e quali sono le misure di sicurezza messe in atto per proteggere ambiente e territorio.

Facciamo i fanghi

I problemi che si incontrano perforando il suolo sono vari. Il primo ostacolo da superare, dal momento che la colonna di aste di perforazione può raggiungere lunghezze anche di diverse migliaia di metri, è quello di portare in superficie i pezzi di roccia prodotti senza fermare lo scavo. In seconda battuta bisogna impedire che le pareti del foro crollino, occludendo il foro e mettendo a rischio la sicurezza del personale impegnato nello scavo. Poi bisogna evitare che gli attriti innalzino troppo le temperature e, infine, controllare eventuali fughe di gas e fluidi verso l’alto. La soluzione, naturalmente, c’è. I tecnici della perforazione utilizzano dei fanghi speciali che, pompati attraverso le aste di perforazione, spingono verso l’alto i detriti, costretti a risalire dalla pressione creata dal fluido.

Come si creano i fanghi di perforazione

Far risalire i detriti, raffreddare la trivella in funzione, stabilizzare le pareti della perforazione e, infine, impedire ai gas di risalire. Per far sì che i fanghi svolgano questi quattro compiti, garantendo così la piena funzionalità e sicurezza del pozzo, i mud logger e i geologi utilizzano speciali additivi chimici che riescono a dare al composto le caratteristiche necessarie. Un lavoro che si fa in loco, in apposite vasche poste vicino al pozzo, per “personalizzare” il prodotto in base alle esigenze dello scavo e del momento.

L’ingrediente segreto

Un processo che avviene alla luce del sole, nel corso del quale i tecnici sono soliti utilizzare sostanze presenti in natura. Per evitare che i fluidi in risalita si disperdano nelle fratture delle pareti di roccia si usano, per esempio, materiali fibrosi come i residui di lavorazione del cotone, della canapa, della juta, della segatura, oppure a scaglie come le lamelle di mica e i trucioli di legno, oppure granulari come i gusci macinati delle noci di cocco. Oppure è comune impiegare sostanze come la barite, utile a lubrificare e raffreddare la trivella di perforazione, la bentonite e la mica, usate per aumentare la densità del fango che dovrà bloccare eventuali gas in risalita e per stabilizzare, ossia “intonacare”, le pareti di scavo. Grazie a questi additivi, lo scavo può proseguire in tutta sicurezza.

Trattamenti speciali per Tempa Rossa

Il processo appena descritto rappresenta lo standard di settore: si applica, al netto di minime differenze, in tutti i pozzi di petrolio del mondo, così da garantire la sicurezza di chi opera e dell’ambiente circostante. Per Tempa Rossa, però, Total ha imposto un ulteriore livello di sicurezza, chiedendo espressamente ai fornitori di utilizzare materiali ecocompatibili e di prendere precauzioni particolari in tutta la fase iniziale dello scavo. L’obiettivo è quello di salvaguardare l’ecosistema in cui si opera, con particolare attenzione alle falde acquifere.

Trattamento fanghi Tempa RossaZero sprechi

Sapere che nel suolo si inietta un liquido composto in superficie, anche se creato con minerali presenti in natura, lascia comunque aperte alcune questioni legate alla sicurezza. È interessante, ad esempio, conoscere il destino del fango una volta impiegato nello scavo. Resta nel sottosuolo? O sono impiegati altrove? Anche in questo caso, Total agisce nel pieno rispetto della sicurezza del personale e dell’ambiente in cui si trova ad operare e limita al minimo lo spreco di fango nel corso delle operazioni di scavo.

Ciclo chiuso

Ne consegue che il “ciclo del fango” in una perforazione è un circuito quasi chiuso, in cui ciò che è iniettato nel suolo torna in superficie carico dei detriti. Il fango che torna in superficie, ad esempio, è setacciato e sistemato nelle vasche per poter essere re-iniettato nel foro del pozzo di petrolio. Una parte del fango, però, non torna a galla una volta spedito nelle viscere della terra: una percentuale serve a stabilizzare le pareti scavate, mentre il fango in fase di discesa assicura che i gas di idrocarburi presenti nel sottosuolo non risalgano e non provochino danni all’ambiente. La salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza degli operatori, vale la pena ribadire, sono i due punti cardinali attorno ai quali si sviluppano tutte le attività di scavo di Total.

Controllo passo-passo

Resta ancora aperta la questione dello smaltimento del fango contenuto nelle vasche in superficie. Dopo alcuni cicli il fango perde le sue proprietà e deve essere smaltito in una discarica specializzata. Il primo passo di questa fase che accompagna l’intera perforazione è quello di inviare il liquido a un laboratorio specializzato per essere analizzato e ottenere il codice CER, così da essere “caratterizzato” prima dello smaltimento.

Analisi dei fanghi di perforazione

Le analisi cui sono sottoposti i fanghi di perforazione permettono di conoscerne la composizione e sapere come dovrà essere gestito in piena sicurezza. Prima della consegna, il responsabile dell’azienda che si occuperà dello smaltimento provvede a due ulteriori controlli, uno chimico e uno burocratico. Con il primo, che significa nuove analisi, si assicura che quanto dichiarato da Total corrisponda a quanto contenuto sul camion; con il secondo si verifica la conformità della documentazione, che attraverso il sistema dei formulari traccia l’intero percorso del fango fino al momento dello smaltimento.

In prima persona

Il rispetto per l’ambiente è il frutto di scelte tecnologiche, di scelte dei prodotti, della selezione dei fornitori. Se nella scelta dei fanghi di perforazione Total ha preteso di avvalersi delle migliori competenze disponibili sul mercato e di impiegare prodotti ecocompatibili, lo stesso severo meccanismo è stato applicato anche alla selezione dei fornitori che si occuperanno dello smaltimento. Questo spiega perché è stata scartata l’ipotesi di avvalersi di intermediari, preferendo mantenere il controllo diretto sull’intero processo di smaltimento. Per questo motivo, prima dell’avvio dei lavori di scavo, si è proceduto alla mappatura delle discariche potenziali ubicate nelle vicinanze del sito, per accertarsi delle capacità tecniche disponibili.

La scelta delle discariche

L’elenco è stato successivamente scremato, selezionando solo aziende in possesso della certificazione ISO 14001, in modo da ottenere la garanzia di una corretta gestione ambientale della discarica. Infine, prima di individuare definitivamente i futuri smaltitori, il personale Total si è impegnato in verifiche personalizzate alle aziende per avere una conoscenza “dal vivo” delle capacità di smaltimento dei fanghi. Scavare un pozzo petrolifero non è come scavare una buca. Significa avere competenze tecniche, avvalersi di tecnologie sofisticate e di personale qualificato. Ma l’elemento distintivo è il modo di lavorare: il rispetto per l’ambiente, la sicurezza di tutti gli operatori coinvolti nella filiera, la gestione in prima persona dei rifiuti, il controllo puntuale dell’operato dei fornitori sono questioni che non rispondono solo a bisogni tecnici, ma rappresentano scelte strategiche. Identificano un modus operandi improntato a serietà e responsabilità.

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