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Una nuova strategia energetica nazionale per lo sviluppo

Marzo 2013

Franco TerlizzeseUna strategia che abbraccia i molti aspetti tecnici, economici ed ambientali connessi all’energia e che abbia un orizzonte temporale tale da consentire azioni concrete per lo sviluppo. È la sintesi che Franco Terlizzese, Dirigente Generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ha usato per descrivere la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN).

Cominciamo dal capire cos’è la Strategia Energetica Nazionale?

È un documento che dà al Paese le linee guida in materia di programmazione energetica. La considerazione iniziale su cui si basa è che il nostro sistema energetico può e deve giocare un ruolo chiave per la competitività e lo sviluppo italiano, in coerenza con le scelte di sostenibilità ambientale già fatte con l’adesione agli obiettivi europei definiti per i prossimi decenni.

Quali novità introduce?

Si abbandona l’opzione nucleare e ci si pone obiettivi a breve termine: il 2020. Una scelta che consente di declinare il documento in azioni concrete immediatamente attuabili, sia perché riferite a scenari reali, sia perché riguardanti progetti e attività già in essere o già individuate.

Come si struttura?

Il documento si pone quattro obiettivi principali da raggiungere entro il 2020 attraverso sette priorità d’azione. Per esempio, il giacimento di petrolio di Tempa Rossa contribuirà a ridurre la dipendenza energetica dall’estero (terzo obiettivo) perché è uno dei progetti di sviluppo della produzione nazionale di idrocarburi (priorità d’azione n.6). È il tipico esempio di progetto già pronto a cui facevo riferimento. Soffermiamoci sulla sesta priorità d’azione. Nei prossimi otto anni, l’Italia dovrà ridurre l’importazione di petrolio e combustibili fossili per ridurre la propria bolletta energetica. Il Paese dispone delle più importanti riserve di gas e petrolio dopo i paesi nordici, così la SEN prevede l’aumento della produzione di petrolio da 38 a 95 milioni di barili di petrolio all’anno, e la crescita della produzione di gas da 51 a 75 milioni di barili equivalenti di petrolio (boe). Tutto ciò, riportando la produzione ai livelli degli anni ’90, incrementerà il contributo degli idrocarburi nazionali al fabbisogno energetico del Paese dal 7% al 14%, mobiliterà investimenti per 15 miliardi di euro, si creeranno 25.000 nuovi posti di lavoro, e il risparmio nella fattura energetica sarà di circa 5 miliardi di euro l’anno.

Grandi vantaggi per lo sviluppo del Paese.

Il settore del petrolio veicola ingenti investimenti privati, spesso stranieri. La produzione petrolifera consente di far crescere il PIL nazionale, di aumentare le entrate fiscali e, per di più, non è un settore che usufruisce di incentivi pubblici. In un periodo di crisi come quello attuale sono benefici notevoli per lo sviluppo dell’economia nazionale.

Nell’ultima decade, però, in Italia, si è fermata la ricerca di nuovi giacimenti.

È vero. Nell’ultimo decennio è diminuita l’esplorazione pura, ma è migliorata la conoscenza dei campi e dei giacimenti. Infatti negli ultimi tre anni la produzione nazionale di idrocarburi è cresciuta del 5% annuo, grazie all’ottimizzazione dei giacimenti di gas offshore e dell’estrazione petrolifera in Val d’Agri. È la conferma che in Italia c’è un grande potenziale minerario e una grande capacità tecnologica. Guardando a questo potenziale e a questa capacità possiamo confidare che i nuovi progetti e la ripresa dell’esplorazione portino all’ulteriore aumento della produzione, che auspichiamo.

A suo parere, i vincoli del passato ostacoleranno il raggiungimento del terzo obiettivo?

Il Governo ha già avviato importanti azioni coordinate. La prima è la proposta di modifica del titolo V della Costituzione che chiarisce le competenze in materia energetica. Si attribuisce allo Stato la responsabilità decisionale, così da evitare lo stallo che ha caratterizzato questi anni. Tale modifica non comporta comunque l’esclusione delle Regioni in quanto nello stesso tempo si prevede il rafforzamento del ruolo dei territori nelle scelte che riguardano gli insediamenti energetici. Quale seconda azione, infatti, abbiamo mutuato dalla Francia il modello di “débat public”, che è stato inserito nel disegno di legge “Infrastrutture” approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre 2012. La terza azione è l’introduzione di tempi certi per concludere l’iter valutativo. Un’assicurazione per chi desidera investire, che non deve restare anni in attesa di una risposta. A questo scopo, nel decreto legge “Sviluppo”, è stata stabilita la possibilità, in caso di perdurante inerzia delle Regioni, di far ricorso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che decide con la partecipazione della Regione interessata. Adesso saranno il nuovo Governo e il nuovo Parlamento a dare una risposta definitiva.

 

Quattro obiettivi per il 2020

1.Ridurre il gap di costo dell’energia per i consumatori e le imprese

2.Raggiungere e superare gli obiettivi ambientali definiti dal Pacchetto Europeo Clima-Energia 2020 (cosiddetto “20-20-20”)

3.Migliorare la sicurezza di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dall’estero

4.Favorire la crescita economica sostenibile attraverso lo sviluppo del settore energetico

 

Sette priorità per i prossimi anni

» Efficienza energetica

» Mercato competitivo del gas e Hub sud-europeo

» Sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili

» Sviluppo delle infrastrutture e del mercato elettrico

» Ristrutturazione della raffinazione di petrolio e della rete di distribuzione carburanti

» Produzione sostenibile di idrocarburi nazionali

» Modernizzazione del sistema di governance

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