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Quando nascono i terremoti

Dicembre 2014

È l’attuale Presidente della Società Geologica Italiana, con un curriculum di tutto rilievo e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Ecco perché Carlo Doglioni è la persona più indicata per spiegare i risultati della Commissione ICHESE e del Laboratorio Cavone, istituiti dopo il sisma che ha scosso l’Emilia Romagna nel 2012. La geologia della zona la conosce molto bene, al punto che già nel 2010 segnalava nell’area del modenese-ferrarese l’alta probabilità del verificarsi di un sisma di forte magnitudo. Com’è avvenuto.

Perché è nata la commissione ICHESE (International Commission on Hydrocarbon Exploration and Seismicity in the Emilia Region)?

La commissione è stata istituita nel dicembre 2012, su richiesta del Presidente della Regione Emilia Romagna, per placare le voci di una correlazione tra il terremoto e l’attività del sito di stoccaggio di gas a Rivara. Alla commissione è stato chiesto, di valutare le possibili relazioni tra le attività di esplorazione per gli idrocarburi e il gas e l’aumento di attività sismica nel territorio emiliano colpito dai terremoti del maggio 2012. In realtà, il sito di stoccaggio del gas di Rivara, nel 2012, era ed è rimasto solo un progetto su “carta”, ossia l’azienda non aveva fatto altro che presentare i progetti necessari alla richiesta di autorizzazione e nulla era ancora stato realizzato. È evidente che non poteva aver causato il sisma, come infatti si afferma nelle conclusioni del rapporto della Commissione.

Molto scalpore ha suscitato la frase contenuta nelle conclusioni della relazione «Le informazioni raccolte ed elaborate non permettono di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento dei giacimenti e idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito “a innescare” l’attività sismica del 2012 in Emilia». Da scienziato, come va interpretata quest’affermazione?

La Commissione, nata per volontà politica, ha espresso una risposta estremamente cautelativa creando ulteriore apprensione nella popolazione, che invece chiedeva delle risposte esaurienti. In più si è allargata la questione, spostando l’attenzione alla concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola”, detta anche di Cavone.

Non lo si doveva fare?

Era sufficiente un parere di carattere sismologico-geologico per escludere la correlazione tra la ricerca di petrolio nel sito di Cavone e la sequenza sismica del 20 e 29 maggio. Per vari motivi. Il primo è che, negli ultimi vent’anni, nell’intorno del campo di Cavone non è mai stata registrata sismicità indotta dalle attività di ricerca del petrolio. Il secondo riguarda la direzione dello sciame sismico, che si è mosso da una distanza di oltre 25 km verso Cavone: se la sequenza fosse stata innescata dal sito di Cavone avrebbe dovuto avere direzione inversa, cioè originarsi nell’intorno del campo di coltivazione e poi allontanarsi. Il terzo è che in quel sito si stava immettendo l’acqua precedentemente estratta dal giacimento di idrocarburi, quindi non si sono iniettati più fluidi di quelli che vi si trovavano in origine: i casi di sismicità indotta e talora innescata avvengono, invece, quando non è rispettata la condizione naturale, ma si re-iniettano fluidi in quantità superiori a quelle originarie o si aumenta la pressione all’interno del giacimento di gas. Infine, il campo petrolifero di Cavone si trova a circa 3 km di profondità, mentre l’ipocentro del primo evento del 20 maggio è avvenuto a circa 7-8 km di profondità: maggiore profondità significa maggiori pressioni ed è impossibile che i fluidi iniettati nel campo di ricerca petrolio di Cavone possano raggiungere profondità così grandi e così distanti, soprattutto se sono stati re-immessi nel sottosuolo alle condizioni di pressione naturali. I fluidi, come tutto in natura, si spostano da zone ad alta pressione verso zone a bassa pressione, mai l’inverso; è evidente che i fluidi re-iniettati non potevano scendere verso zone con pressione superiore. Bisogna infine aggiungere che le litologie e le pieghe del suolo, in quella zona, impediscono la migrazione laterale dei fluidi, e questo vale in particolar modo in profondità.

Ci aiuta a capire cosa si è fatto nel “Laboratorio Cavone” e le conclusioni dello studio?

All’inizio di quest’anno, sei scienziati americani, che negli anni scorsi dopo la sequenza sismica del 2012 avevano già studiato la struttura dell’area, hanno fatto degli ulteriori test nella concessione di coltivazione di idrocarburi “Mirandola”, detta anche di Cavone, per fornire una risposta alle raccomandazioni del rapporto ICHESE. Le conclusioni hanno stabilito che l’iniezione d’acqua nel campo di Cavone non ha causato pressurizzazione del sistema e «…non vi è alcuna ragione fisica per sospettare che le variazioni di pressione agli ipocentri derivanti dalle attività di produzione o iniezione del campo di Cavone abbiano innescato la sequenza del maggio 2012…». Per arrivare a queste conclusioni si sono iniettati fluidi nel sottosuolo ed è stata monitorata la possibile sismicità indotta; sono stati raccolti moltissimi valori di pressione, temperatura e portata. Con questi dati è stata realizzata la simulazione geomeccanica auspicata dalla commissione ICHESE, simulazione che ha dimostrato come le sovrapressioni misurate durante l’esperimento a Cavone si esauriscano nel giro di alcune centinaia di metri dal pozzo di reiniezione. Considerato che c’è una distanza di oltre 20 km tra i due punti (pozzo di idrocarburi di Cavone ed epicentro) e che durante le simulazioni si sono registrati solo piccoli effetti a una distanza massima di qualche centinaio di metri, il rapporto degli studiosi ha escluso la correlazione tra il campo di Cavone e la sequenza sismica del maggio 2012.

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