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Gas di scisto, questo sconosciuto

Ottobre 2013

I media italiani, con sempre maggiore frequenza, si interessano alle potenzialità derivanti dal gas di scisto, e alle conseguenze sugli scenari geopolitici mondiali. Il cittadino fatica a farsi un’opinione, la politica europea ne discute ma ancora non decide in maniera univoca, mentre la mappa delle potenze energetiche si sta rapidamente modificando. Per comprendere i mutamenti di scenario e le attuali conoscenze scientifiche sul gas di scisto e sul fracking, ne abbiamo parlato con Fedora Quattrocchi, dirigente tecnologo dell’INGV.

Cominciamo con la definizione di gas di scisto?

Il gas di scisto fa parte di quel gruppo di idrocarburi chiamati “non convenzionali”. Si tratta di gas intrappolato in uno strato di roccia. È estratto tipicamente mediante fracking, o fratturazione della roccia, grazie a un fluido acquoso. In questi ultimi tempi, però, si parla anche di impiegare altri tipi di fluidi. La peculiarità è il processo estrattivo.

Come funziona il fracking?

Alcune rocce, per la maggior parte argillose, contengono al loro interno piccole quantità di idrocarburi allo stato gassoso. Queste sono fratturate da un getto d’acqua a elevatissima pressione, a cui sono aggiunti alcuni additivi che ne facilitano la rottura. Rompendosi, la roccia rilascia il gas che può risalire in superficie.

Perché tanto interesse per il gas di scisto?

Gli esperti ipotizzano che ci siano grandissime riserve di questo gas non convenzionale, tali da ridisegnare gli scenari energetici del prossimo futuro. Un secondo fattore è che queste riserve sono ubicate anche in Paesi che tradizionalmente non sono grandi produttori di idrocarburi convenzionali, e ciò influenza la geopolitica mondiale. Per esempio, gli Stati Uniti grazie al gas di scisto hanno energia a basso costo che impiegano per accelerare la crescita industriale e, puntano a diventare un Paese esportatore netto di gas naturale. Il primo effetto di questa politica è che l’eccesso di offerta ha disaccoppiato il prezzo del gas naturale da quello del petrolio e i prezzi del gas si stanno riducendo. Secondariamente, Russia e Paesi del Golfo avranno un concorrente diretto e vacillerà la loro egemonia. Guardando all’Asia, anche la Cina scommette sul gas di scisto per smarcarsi almeno in parte dalla dipendenza energetica esterna, e lo fa con minore interesse alle problematiche ambientali connesse a questo tipo di estrazione, rispetto a quanto avviene in USA ed in Europa. A livello europeo le posizioni tra i vari Stati dell’Unione sono differenti, l’UE sta discutendo la questione “gas non convenzionale”, e al momento non c’è una decisione univoca. La Polonia e i Paesi dell’Est vorrebbero mano libera per svincolarsi dalla dipendenza dal gas russo. La Francia si oppone per i rischi connessi all’estrazione mediante fratturazione, ed ha già approvato una moratoria valida all’interno dei confini nazionali. Al contrario, la Gran Bretagna ha deciso di investire su questa nuova frontiera, a cominciare dalla ricerca connessa ai possibili rischi da fracking. Per esempio, sto collaborando con il British Geological Survey per studiare il problema dal punto di vista geochimico e geofisico.

E in Italia?

Le riserve di gas di scisto individuate nel sottosuolo italiano sono decisamente scarse, rispetto ad altri Paesi europei. Eventuali giacimenti sarebbero attivi solo per pochi anni. Esiste qualche potenzialità nel metano contenuto nei piccoli strati diffusi di torba e carbone, per esempio nel sottosuolo delle miniere del Sulcis. Si tratta di un “idrocarburo non convenzionale”, ma non è gas di scisto: per estrarre il metano si utilizzerebbe la tecnica ben collaudata relativa ai Coal Bed Methane (CBM) che non richiede la fratturazione della roccia né l’aggiunta di solventi per far fluire meglio il gas di produzione. Il dibattito però è assai vivace, anche in Italia. Il tema della fratturazione idraulica ha delle questioni ancora aperte, ma a volte il tono della discussione è più una risposta ai timori della popolazione che il risultato di un reale dibattito scientifico e, infatti, sale di livello in periodo pre-elettorale. Come rappresentante ANPRI nel CUG di INGV (Associazione Nazionale Professionisti della Ricerca Italiana, Comitato Unico Garanzia), ravviso l’etica professionale come prioritaria nel trattare argomenti scientifici complessi come il fracking: non amo gli allarmismi, né le facili rassicurazioni e vorrei si discutesse sui fatti, non sulle emozioni.

Quali sono le questioni ancora aperte?

Il problema più evocato con l’estrazione dei gas mediante fracking è quello della sismicità indotta, creata cioè dai fluidi iniettati nel terreno ad altissima pressione. Su questo aspetto la discussione è spesso distante dalle conoscenze scientifiche in nostro possesso. In Italia, l’INGV ha caratterizzato l’intero territorio nazionale e ha attivato una rete di monitoraggio capillare e assai avanzata, quindi eventuali progetti in aree a sismicità moderata o bassa, potrebbero essere valutati, prendendo le necessarie cautele.

C’è poi la questione dell’impiego di acqua e dell’inquinamento delle falde…

Al momento il fracking è una tecnica che impiega un’enorme quantità d’acqua, se rapportata al gaso estratto. È un problema tuttora irrisolto che sta mettendo in scacco i Paesi più aridi, che magari hanno giacimenti cospicui ma che non possono permettersi di impiegare tanta acqua. Per quanto riguarda l’inquinamento delle falde è bene considerare che, quando si parla di additivi, non si deve intendere esclusivamente additivi chimici di sintesi. Spesso sono impiegate sostanze già presenti in natura, molte volte si tratta di inerti per “rompere” le argille. Sottolineo questo per evidenziare come la conoscenza approssimativa delle tecniche impiegate rende facili le strumentalizzazioni e susciti allarmismi spesso infondati. In estrema sintesi, quindi: in Italia il gas di scisto e il fracking non sono una priorità, come recita la Strategia Energetica Nazionale. Sono assolutamente convinta, però, che la ricerca e la produzione di “gas non convenzionale” debbano continuare e spero giungano a collaborare con me giovani studenti pronti ad approfondire i diversi casi.

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