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Energia e benessere, legame indissolubile

Marzo 2015
Tag: energia

Davide TabarelliIndice di sviluppo umano e accesso all’energia elettrica sono due elementi fortemente correlati. Per capire questa relazione e come analizzarla abbiamo intervistato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.

Cominciamo con lo spiegare cos’è l’indice di sviluppo umano.

È un indicatore di sviluppo macroeconomico che è stato utilizzato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, a partire dal 1993, per valutare la qualità della vita nei singoli Paesi. Il concetto di sviluppo umano è stato elaborato dal programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) per superare la concezione di sviluppo incentrata sulla crescita economica, tipica del PIL. Con quest’indicatore si analizzano fattori quali l’alfabetizzazione e l’aspettativa di vita, non solo il reddito o i beni di consumo, modificando radicalmente la concezione di evoluzione della società e di sviluppo umano.

Come mai si può legare quest’indicatore all’accesso all’energia elettrica?

I Paesi che stanno meglio, quelli che sono più ricchi, che fanno più cultura, che proteggono meglio l’ambiente sono anche quelli che consumano più elettricità. Tutti i Paesi OCSE che figurano ai primi posti della classifica sono anche i primi per consumo di energia elettrica. Questo legame è facilmente comprensibile. L’elettricità è un tipo di energia evoluta, sofisticata e difficilmente accessibile, al contrario di altre forme di energia. Per avere l’elettricità servono centrali per produrla, reti capillari per distribuirla e macchinari o elettrodomestici per utilizzarla. Quando c’è l’elettricità si muovono le ferrovie, ci sono le industrie, si illuminano le scuole e gli ospedali. Per questo motivo, la disponibilità di energia elettrica e i consumi elettrici diventano la fotografia di una serie di attori, infrastrutture, servizi che tratteggiano le società complesse ed evolute.

Si potrebbe supporre che non ci sia nesso causale, ma sia solo una correlazione a legare elettricità e indice di sviluppo umano.

I servizi comunitari hanno bisogno di energia. Quando è disponibile l’elettricità si migliora la qualità dei servizi esistenti, si apre la strada a nuovi servizi rendendoli accessibili anche alle persone più povere. L’energia è indispensabile per aumentare l’efficacia e la qualità dei servizi sanitari, delle scuole e dei centri di formazione, delle istituzioni governative, degli acquedotti, degli impianti di depurazione, dell’illuminazione delle singole abitazioni dei cittadini, per il riscaldamento e per la cottura dei cibi. Avendo presente queste condizioni, è evidente che la disponibilità e l’acceso all’energia elettrica hanno molto a che vedere con il fatto che i Paesi con un alto indice di sviluppo umano sono anche i Paesi più sviluppati.

La contrazione dei consumi elettrici, però, potrebbe celare l’efficienza energetica.

È molto difficile trovare una linea di demarcazione tra riduzione dei consumi attraverso l’impiego di sistemi energetici più efficienti e contrazione dei consumi connessi all’impoverimento generale. È evidente che riscaldare l’acqua con l’elettricità, come fa un comune scaldabagno, è un sistema che disperde energia poiché riesce a utilizzare appena un terzo dell’energia primaria che consuma. È un metodo poco efficiente, che si può migliorare senza perdere in qualità della vita. D’altro canto, sappiamo bene che il perdurante periodo di crisi economica ha abbattuto i consumi di energia elettrica, che hanno toccato il minimo dal 1994. In questo caso, i minori consumi elettrici sono il segnale di una situazione di disagio e di peggioramento delle condizioni generali.

Che legame c’è tra indice di sviluppo umano e petrolio?

Avere il petrolio è una condizione abilitante, ma non è sufficiente. Negli ultimi cinque anni la Norvegia, grande produttore petrolifero, è risultata essere il primo Paese al mondo in questa speciale classifica. Contemporaneamente la Nigeria, altro grande produttore petrolifero, è in fondo alla classifica. La Norvegia ha saputo trarre ricchezza dagli idrocarburi, producendo molto, tassando in maniera congrua e distribuendo la ricchezza così prodotta. In sintesi ha saputo avviare un circuito virtuoso. Ed ecco che, oggi, sono molte le industrie straniere che vogliono insediarsi nel Paese scandinavo, nonostante l’elevata tassazione. La Nigeria, invece, pur essendo il primo produttore di petrolio in Africa e sesto esportatore mondiale, non riesce a distribuire la ricchezza dei suoi immensi giacimenti, né a creare circuiti virtuosi. La conseguenza è che sta perdendo la straordinaria occasione offerta dalle sue ricchezze naturali e l’indice di sviluppo umano del Paese è tra i più bassi del mondo. Va detto, però, che la situazione è più articolata. I Paesi dell’Africa Occidentale, ricchi di materie prime e fonti di energia primaria, presentano comunque alcuni elementi migliori rispetto ai più poveri Paesi dell’Africa Orientale. Per esempio qui si è sviluppata la classe media che ha standard di vita più alti.

In Italia, che situazione abbiamo?

Le offro lo sguardo di un ottimista. La domanda elettrica dovrà necessariamente aumentare. Io mi aspetto una ripresa dei consumi elettrici, probabilmente anche violenta, trascinata dal comparto industriale nazionale. Dalle nostre analisi risulta che, anche con un’ipotesi magra di crescita del PIL dell’1% all’anno e scontando un miglioramento dell’efficienza energetica, la domanda elettrica nei prossimi anni dovrà salire di almeno 80 TWh, quantità che sarà coperta per almeno 50 TWh da cicli combinati e il resto da energie rinnovabili.

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