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Un nuovo concetto di sviluppo tra uomo e natura

Luglio 2014

Sviluppo sostenibile, tecnologie e scienza, solidarietà, greenwashing, energia. Sono solo alcuni dei temi toccati da Monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio consiglio della Giustizia e della Pace.

Che collegamento hanno le riflessioni biblico-teologiche con le questioni ambientali?

L’insegnamento di Gesù Cristo ci sollecita ad amare il Padre ma anche ad amarci gli uni gli altri con il suo stesso amore. Al centro della fede cristiana c’è la carità, intesa come Agápe. Così ce la presenta l’Enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI. La carità nella verità deve permeare tutti i settori dell’attività umana, compreso quello concernente l’ambiente. In particolare, deve influire sul modo in cui concepiamo lo sviluppo e lasciamo il pianeta alle generazioni future e illuminare e guidare il rapporto dell’uomo con il creato, dono di Dio fatto all’umanità intera. Tale principio salvaguarda da atteggiamenti predatòri che pensano al creato come ad una miniera da sfruttare fino all’esaurimento, ma anche da visioni che assolutizzano la natura, sino a considerarla superiore all’uomo. Le attività umane legate all’ambiente, tenendo conto che la creazione è realtà in stato di via verso una perfezione ultima alla quale Dio l’ha destinata, devono essere guidate da una razionalità non meramente tecnica e strumentale. L’uomo è chiamato a gestire e a curare il Pianeta come farebbe un buon amministratore, cosciente di esserne solo colui al quale la Terra è stata temporaneamente consegnata. Essa va certamente preservata, ma occorre soprattutto farla fiorire nella sua bellezza ed utilità, gestendola responsabilmente con lo stesso amore che Dio nutre per essa e per tutti i suoi figli.

Perché garantire l’accesso all’energia può dare un contributo alla pace?

La pace è frutto dell’attuazione dei diritti e dei doveri delle persone. Là dove i diritti umani vengono calpestati non si realizzano le condizioni essenziali di una convivenza giusta e pacifica. Quando non è consentito alle persone l’accesso all’energia, bene essenziale per la crescita e lo sviluppo di ognuno, si innesca una fonte di rivendicazioni e di conflitti. Garantire l’accesso all’energia significa dare un contributo alla pace perché le persone hanno con ciò stesso la possibilità di studiare o di produrre, venendo allontanate dalle strade dell’ignoranza, della disoccupazione e della manipolazione.

Si può riporre qualche speranza nello sviluppo tecnologico-scientifico?

Sì, ovviamente. Lo sviluppo tecnologico-scientifico da millenni ha contribuito a migliorare la qualità di vita dell’umanità, ed è necessario che continui a farlo. Nel settore dell’energia paiono auspicabili ulteriori progressi, quali per esempio: le possibilità offerte dall’idrogeno, lo sviluppo di accumulatori nel settore delle rinnovabili, parametri sempre migliori per l’efficienza e il rispetto dell’ambiente in quello delle fonti di energia fossile, la possibilità di generare energia dagli oceani o dalle onde, la gestione degli animali per il lavoro in zone povere. È, però, essenziale che lo sviluppo tecnologico-scientifico sia affiancato da uno sviluppo etico. Come spiega Benedetto XVI, “se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore [allora lo sviluppo tecnico costituisce] una minaccia per l’uomo e per il mondo” (Enciclica Spe Salvi, § 22).

Quando i concetti quali “moderno” o “verde” racchiudono interpretazioni fuorvianti o ideologizzate, quali pericoli generano?

Talvolta, volendo essere “moderni” si cerca di promuovere uno sviluppo malato, un consumismo irresponsabile, sfrenato, senza la nozione di sufficienza né di limite. Come mostra l’esperienza, un tale modo di pianificare lo sviluppo e l’economia è durato troppo a lungo e sta provocando danni enormi in termini umani, economici, politici ed ecologici. È giunto allora, il tempo di ripensare il significato di “moderno”, e forse anche di “sviluppo”, di “solidarietà” e di “sostenibile”. La situazione migliorerà solo mettendo la persona umana al centro e alla base di questi concetti. Per quanto concerne il termine “verde” ci sono, poi, due perplessità. La prima è quella relativa al cosiddetto greenwashing: un’azienda o un partito tenta di farsi una buona reputazione dal punto di vista ecologico, quando invece avrebbe bisogno di fare sforzi maggiori e prioritari in altri settori della sua attività (primato della persona rispetto al capitale, salari equi, vicinanza alle necessità della gente, trasparenza). La seconda perplessità nasce con riferimento all’importanza che sta assumendo il concetto “verde” come etichetta, ossia come sinonimo di qualità, successo, efficienza. Occorre tener presente che per considerare un progetto veramente verde è necessario un discernimento esigente, a lungo termine, e che l’aspetto “verde” di un qualsiasi progetto non esaurisce la discussione sulla sua opportunità e fattibilità: difatti, affinché un progetto possa avere effetti positivi, bisogna tenere in debita considerazione parametri politici, culturali e sociali.

Che ruolo possono rivestire le grandi società energetiche nello sviluppo futuro immaginato dal Pontificio Consiglio?

Il nostro Dicastero non può certo prevedere ed ipotecare il futuro! Ma è innegabile che, parlando di risorse naturali in un mondo globalizzato, le grandi società energetiche hanno un ruolo importante in tre ambiti: quello in cui si procurano materie prime; quello dei mercati internazionali, degli intermediari e delle catene di approvvigionamento; e infine l’ambito delle loro relazioni con i consumatori. In ciascuno di questi ambiti le grandi società energetiche sono costantemente chiamate a migliorare la loro condotta. Nel camminare progressivamente verso standard qualitativi ed etici superiori, le grandi società energetiche possono avere un ruolo di leadership positivo per l’intero settore.

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