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Lacq, nuovo modello di riconversione industriale

Luglio 2014

La storia del sito di Lacq nasce molto lontano nel tempo, all’inizio degli anni ’50 quando Total scopre un giacimento di gas naturale nel sud della Francia. Per oltre mezzo secolo la coltivazione del giacimento ha offerto numerosi posti di lavoro in quello che è diventato negli anni un sito produttivo composto da pozzi, depositi, centro oli e alcune aziende operanti nella filiera petrolifera, come Arkema nata per trattare lo zolfo estratto assieme al gas.

Fine del gas

Estraendo per cinquant’anni, però, il gas nel giacimento si è esaurito e nel 2013 è cessata la produzione di gas naturale. Per questo motivo, nel 2008 Total ha avviato il percorso di uscita coinvolgendo i vari attori locali per individuare un diverso futuro industriale dell’area. Futuro vero e proprio, perché la storia che raccontiamo è cominciata non molto tempo fa. Analizzando le potenzialità del sito, gli attori coinvolti nella progettazione della rinascita di Lacq decidono di puntare su due elementi di attrazione: la disponibilità di energia a costi competitivi e la conformità dell’area ai dettami della Direttiva Seveso. L’obiettivo è di mantenere i livelli di occupazione esistenti, senza perdere forza lavoro.

Energia concorrenziale

Il giacimento esaurito per il 97% rende non più vantaggiosa l’estrazione di gas con finalità commerciali. Il restante 3%, però, è sufficiente per rendere l’area attraente per altre tipologie di attività e creare nuove opportunità di lavoro. Dai cinque nuovi pozzi realizzati sostituendo quelli chiusi, per trent’anni le aziende qui insediate avranno energia (elettricità e vapore) a costi competitivi rispetto a quelli di mercato. La conformità alla Direttiva, invece, diventa un’occasione di efficienza per tutte quelle aziende che, soggette alla normativa Seveso, trovano  Lacq un ambiente già predisposto. In questo modo è offerto un risparmio in termini di costi burocratici e servizi comuni condivisi, come l’obbligatoria presenza dei vigili del fuoco.

Il processo di reindustrializzazione

Questi due fattori hanno reso appetibile l’area da reindustrializzare e a poco a poco si stanno moltiplicando le società presenti. Nel 2014 erano diciotto, ma il numero è destinato a crescere nel tempo. Le prime a insediarsi a Lacq sono state le aziende legate allo smantellamento delle strutture di estrazione e alla bonifica dell’area. Esse hanno affiancato Arkema, qui da sempre perché lavora lo zolfo estratto con il gas. Nel 2015 è atteso l’arrivo di Minathiol, azienda che impiega lo zolfo nella produzione farmaceutica e agrochimica, che sfrutterà la sinergia di filiera con Arkema. In questo modo sarà possibile creare nuovi posti di lavoro, attingendo a un serbatoio di professionalità già esistente.

Lavoro a LacqOltre il petrolio

La disponibilità di energia e un sito “a norma” hanno influenzato anche Toray, azienda giapponese leader nella produzione di fibra di carbonio, che ha deciso di stabilirsi a Lacq con il nuovo impianto produttivo del poliacrilonitrile. Abengoa Bioenergy, specializzata nella produzione di biocarburanti, ha visto nella disponibilità di vapore un’opportunità per abbattere i costi di distillazione. E da poco è giunta anche Messer, che tratta anidride carbonica per la surgelazione o per la gassificazione delle bibite. Siccome, poi, la CO2 è un sottoprodotto della fermentazione del mais, un ulteriore vantaggio dell’insediarsi qui sta nella disponibilità “di scarto” dell’Abengoa. Un processo di smantellamento intelligente, insomma, ha dato modo di regalare una seconda opportunità (e molti posti di lavoro) a un sito industriale in fase morente.

Le prime somme

Dopo cinque anni dall’inizio del percorso di dismissione, grazie al dialogo fra le parti e alla volontà comune di trovare una soluzione vantaggiosa per tutti, il futuro industriale di Lacq si prospetta roseo. E sotto gli occhi di tutti sta nascendo una storia modello di riconversione industriale.

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