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Un secolo al lavoro, tra petrolio e rinnovabili

Marzo 2015

Il Gruppo Tozzi controlla o partecipa diverse società legate a vario titolo al mondo energetico, dalla realizzazione di impianti fino alla progettazione e installazione di centrali di generazione di energia. Una storia, raccontata dal direttore Sales & Marketing Stefano Schiavo, che comincia un secolo fa, cambiando lampadine…

Un secolo di vita è una storia molto lunga. Sempre legata al mondo energetico?

Sì, con gli inizi che si tingono di fascino: oltre cento anni fa il signor Tozzi aveva il compito di sostituire le lampadine elettriche che si bruciavano. Poi siamo cresciuti, siamo riusciti a coniugare Oil&Gas con le energie rinnovabili, e oggi siamo diventati il settimo produttore nazionale nelle rinnovabili. Nel mezzo molte opportunità colte, iniziando come rivendita di materiale elettrico e avendo la proprietà di una piccola centrale idroelettrica. Negli anni ’70 ci specializziamo nella produzione di quadri elettrici, che oggi installiamo anche su piattaforme e sulle navi appoggio. Gli anni ’90 sono quelli della diversificazione, con la produzione di impianti elettro-strumentali e, poi, con la divisione ingegneristica TED da cui è scaturita Comart, che vanta oltre 150 referenze di impianti di trattamento gas in ogni parte del globo. Oggi è l’epoca del consolidamento e dell’ulteriore espansione.

Però mantenete saldo il legame con il territorio…

Competiamo nei mercati internazionali, ma vogliamo provare a tenere le sedi produttive in Italia. La proprietà è molto legata al territorio. La manodopera locale è efficiente e specializzata, ma è difficile pensare che tutti i nostri dipendenti possano seguirci nelle sfide internazionali con cui ci confrontiamo. L’unica soluzione è, quindi, provare a mantenere la produzione qui entrando in nuovi settori, come stiamo facendo da qualche anno.

Come si riesce a competere lavorando in Italia?

I giacimenti di idrocarburi in Adriatico hanno fatto sviluppare un distretto legato sì al petrolio e agli idrocarburi, ma estremamente flessibile e con elevate capacità tecniche, composto da contrattisti e subfornitori molto specializzati. Chi lavora in questo settore sa che è finita l’epoca del petrolio facile e i nuovi campi petroliferi si coltivano in mare, a elevate profondità oppure contengono oli pesanti. Per questo motivo le nostre capacità ingegneristiche trovano il giusto supporto nelle professionalità che questo distretto sa offrire, il che ci rende competitivi anche nei confronti dei colossi esteri. In questo momento stiamo affrontando due dei progetti più complessi mai realizzati su navi destinate alla produzione e trattamento di petrolio e gas. Quelle che in gergo tecnico sono chiamate FPSO (Floating, Production, Storage and Offloading). L’obiettivo è realizzarli in Italia e ciò sarà possibile proprio perché in questo territorio possiamo contare su un tessuto produttivo che può sostenere tali sfide.

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