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Un petrolio invecchiato di 100 milioni di anni

Luglio 2013

Il giacimento di petrolio di Tempa Rossa è protetto da uno strato di terra e rocce spesso ben 6000 metri. Se si volesse raggiungerlo, si dovrebbe scalare il Kilimangiaro, ma a testa in giù. Per raccontarne la storia e capire le origini del petrolio lucano non è sufficiente addentrarsi nel cuore del Mantello terrestre: è necessario fare un balzo indietro di almeno 100 milioni di anni, in un’epoca (come la definirebbero i geologi) a cavallo tra la fine dell’Albiniano e l’inizio del Cenomaniano. Un tempo in cui la Terra era dominata dai dinosauri, ma con i mammiferi che iniziavano a fare capolino.

La nascita di Tempa Rossa

Ed è lì che comincia la storia di Tempa Rossa, è in quel momento che si forma la “roccia madre”, ossia il deposito di materiale organico che darà origine agli idrocarburi. Infatti, il petrolio, così come il gas, il bitume e gli altri idrocarburi non sono altro che derivati del carbonio e dell’idrogeno di cui sono composti gli organismi viventi, sia vegetali che animali. Circa l’uno per mille di questa materia organica, anziché decomporsi, viene inglobata da rocce sedimentarie e contribuisce alla formazione di un ambiente ideale alla nascita di un giacimento di petrolio.

Verso la roccia madre

Il sedimento di carbonio e idrogeno, però, è solo il primo passo nel lungo percorso che porta alla nascita del giacimento di greggio. La formazione della roccia madre che darà origine al deposito di idrocarburi, ad esempio, richiede che la parte organica sia raccolta e concentrata in un punto ben preciso: nel deposito ci dev’essere anche un ambiente povero di ossigeno e le giuste condizioni di temperatura e pressione. E fatalmente, questi fattori si sono combinati anche a Tempa Rossa, dando così origine al più grande giacimento petrolifero europeo su terra ferma.

 

Come si è formato il petrolio a Tempa Rossa

 

Galeotto fu il mare

Circa 100 milioni di anni fa l’area di Tempa Rossa è stata interessata da un improvviso innalzamento del livello delle acque del mare. Questo l’evento scatenante la reazione a catena che ha permesso la formazione di un giacimento di petrolio nella zona centrale della Basilicata. Da un lato, vaste aree sono state sommerse da acque scarsamente ossigenate (creando le condizioni ideali per la formazione di un giacimento di petrolio); dall’altro l’inondazione ha trasportato con sé la materia organica (un insieme di resti di alghe unicellulari e microrganismi del plancton e di resti vegetali continentali) necessaria a formare il nucleo della roccia madre.

Tettonica a zolle

L’ultimo elemento a entrare in gioco è stata la tettonica a zolle. Il movimento della crosta terrestre (qualcosa di piuttosto usuale in un’area geologicamente tumultuosa come quella mediterranea) ha portato allo scontro di due delle placche del bacino del Mediterraneo, facendo affondare la roccia madre responsabile del giacimento di Tempa Rossa nel sottosuolo. Ora il petrolio si trova laggiù a diverse migliaia di metri di profondità, dov’è rimasto fino ai giorni nostri in attesa di un nuovo viaggio.

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