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Micoperi, l’EPC contractor che ha recuperato la Costa Concordia

Marzo 2015

La flotta di Micoperi è composta da 25 imbarcazioni, al servizio delle piattaforme petrolifere in alto mare. Le navi, però, non sono che una parte del mondo Micoperi: i circa 1.000 dipendenti dislocati tra Mediterraneo, Africa occidentale e Messico sono apprezzatissimi tecnici petroliferi operanti nelle situazioni più disparate. Ne abbiamo parlato con il vicepresidente dell’EPC contractor, Claudio Bartolotti.

Ci racconta la storia della Micoperi?

Dovrò raccontare due storie diverse, per giungere a ciò che siamo diventati oggi. La prima comincia al termine della seconda guerra mondiale, periodo in cui la lombarda Micoperi si specializza nel recupero dei relitti affondati durante le battaglie navali. L’azienda cresce, si fa un nome nel settore, ma negli anni ’80 delle scelte imprenditoriali azzardate, seguite purtroppo dalla crisi del settore del petrolio, la portano in una fase di stallo e prossima al fallimento.

Parallelamente c’è la storia di mio padre, Silvio, che ha una piccola azienda ravennate specializzata nelle sabbiature e nelle verniciature industriali. Il legame con il mare cominciò nei tardi anni ‘80, con l’acquisto della Sarom Otto. E così noi, esperti in verniciature, ci alleiamo con un’azienda inglese specializzata nei prodotti antincendio e cominciamo a effettuare interventi di manutenzione sulle piattaforme petrolifere. Funziona. Il legame con il mare si consolida definitivamente con l’acquisizione di Micoperi nel 1995, quando mio padre la rileva e dà inizio alla seconda vita di quest’azienda.

Oggi siamo un’azienda da 400 milioni di fatturato che può svolgere servizi di salvataggio, smantellamento, installazioni marine offshore sia in superficie che subacquee.

Siete una realtà internazionale, ma mantenete la sede a Ravenna…

Abbiamo anche una base logistica a Ortona, in Abruzzo, e all’estero siamo presenti con due consociate in Egitto e in Croazia, una filiale in Costa d’Avorio e una in Messico. Qui c’è la sede principale perché esiste un legame affettivo con questa terra e perché Ravenna rappresenta l’hub offshore per l’Italia.

Siete stati protagonisti del salvataggio della Costa Concordia.

Ci è stato assegnato il contratto di rimozione in joint venture con l’americana Titan. A Rosetti Marino abbiamo dato in subappalto la costruzione di due delle cinque piattaforme che hanno sostenuto la Concordia durante il raddrizzamento. All’inizio non volevamo partecipare, poiché il progetto è lontano dal nostro business. Mio padre si è convinto quando ha colto l’opportunità di mostrare al mondo che in Italia ci sono capacità tecniche di altissimo valore. Così abbiamo proposto un progetto molto impegnativo: recuperare il relitto anziché smembrarlo, offrendo l’esperienza nell’offshore e le grandi capacità ingegneristiche sviluppate in questo distretto. Con il successo di quest’operazione, 100% italiana, speriamo di aver legato alla Concordia anche un messaggio positivo.

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